Selinunte

La posizione di Selinunte è davvero splendida, si notano, infatti, le sue
bianche rovine che si rispecchiano nell'azzurro del mare e del cielo. Le rovine
ci offrono un magnifico esempio della tecnica costruttiva dei Greci, eterna e
superba, testimonianza della civiltà ellenica in Sicilia, sullo sfondo di una
riviera piena di fascinose bellezze.
Cenni storici
Agli inizi del VI secolo i Selinuntini occupano la costa meridionale sino
all'attuale Sciacca e nel 570 a.C. fondarono alla foce del fiume Platani la
sottocolonia di Minoa.Il successivo tiranno fu Pitagora, anch'egli selinuntino,
che venne spodestato con la forza da Eurileonte che a sua volta fu massacrato
sull'altare di Giove Agoraios dove aveva cercato inutilmente ditrovare sacro
asilo.Nel VI secolo la pianta dello stato selinuntino presentava un quadrilatero
irregolare formato dagli assi Mazara - Sciacca a meridione e Salemi -
Poggioreale a settentrione.
Si riscontrano nella vita di Selinunte di questo periodo numerosi personaggi
illustri e famosi: "Aristos seno", filosofo, "Aristotile", oratore, "Teleste",
poeta, "Acronte", scultore e "Poliedo", pittore.Anche Empedocle, una delle
figure più luminose in cui si sia espresso il genio dei greci, lasciò la sua
opera a Selinunte liberando la città dalla malaria e meritando per i lavori
idraulici, eseguiti a sue spese, onori quasi divini.
I colonizzatori greci di Selinunte, vollero aprirsi la strada verso occidente in
direzione di Mazara e verso settentrione in direzione di Segesta, con la quale
la rivalità divenne inevitabile.Ed è dalla tensione esistente tra Selinunte e
Segesta che ebbe inizio la lunga, dura guerra che culminò con la fine
dell'ellenismo siciliota.
L'appello che Segesta, minacciata dall'espansionismo selinuntino, fece ad Atene
fu la causa immediata della spedizione ateniese del 415 a.C., che si risolse in
una catastrofe, preludio dello sfacelo della potenza di Atene.Alcuni anni dopo,
nel 409 a.C., Cartagine, dopo un assedio di 9 giorni, al termine di una guerra
lampo, la rase al suolo.Caduta la città, i barbari mercenari saccheggiarono
quanto c'era di valore nelle abitazioni: gli abitanti vennero rinchiusi e
costretti a morire asfissiati, arsi vivi o schiacciati dal peso dei tetti e dei
muri, oppure trascinati all'aperto e sgozzati senza pietà, senza portare alcun
rispetto al sesso o all'età, compresi i ragazzi, i bambini, donne e vecchi.
Annibale, fa risparmiare soltanto le madri che hanno trovato rifugio nei templi
insieme con i figli.Circa sedicimila vennero massacrati e più di cinquemila
vennero condottti in schiavitù.Nel principio del VI secolo a.C. la città
riconquistò la sua indipendenza, ma non riguadagnò mai la ricchezza e la forza
politica di un tempo, vivendo prima sotto il controllo dei Siracusani, e poi
sotto l'epicrazia dei Cartaginesi.Ermocrate, esule siracusano, occupò nel 407
a.C. la cittadella di Selinunte, alzò le mura e vi si fortificò con 6.000 tra
Selinuntini ed Imeresi con l'intento di portare la guerra a Siracusa.
Dal 397 a.C. Selinunte rimase per 5 anni sotto Dionisio I, tiranno di Siracusa.
Soggetta a Siracusa, ritorna per brevi momenti con Agatocle, uomo senza scrupoli
morali, che nel 307 a.C., superatene le difese, entra vittorioso anche nella
vicina Segesta e in uno sfogo di ira disumana abbandona alla strage, al
saccheggio e all'incendio.Nel 276 a.C., Selinunte aderisce alla guerra di
liberazione della Sicilia dal dominio cartaginese condotta da Pirro e terminata
con l'abbandono da parte di quest'ultimo.
Nel 250 a.C. Selinunte subisce la definitiva distruzione ad opera dei
Cartaginesi, che nd quadro della guerra contro i Romani decidono di abbandonare
la città, dopo averla distrutta,trapiantandone gli abitanti a Lilibeo (Marsala),
base principale cartaginese in Sicilia. Divenne romana al termine della prima
guerra punica, nel 241 a.C.
Ecco la piantina di Selinunte:
