La conquista araba rappresentò per la Sicilia una grossa svolta. In quanto cancellò completamente la impronta greco-romana, dando vita ad una nuova società, sia per la lingua, sia per la religione, per la cultura, per il sistema economico e sociale e per la struttura politica. Possiamo quindi dire che la conquista araba, segnò l' inizio del Medioevo siciliano. Nella società siciliana di oggi domina lo spirito arabo-normanno-ispanico, che si evidenzia soprattutto nella parte occidentale dell' isola. La capitolazione di Taormina nel 902 segnò il compimento della conquista araba della Sicilia, anche se restava ancora qualche presidio bizantino. La dominazione islamica, fu moderata, perché non distrusse ogni ordine esistente, ma stabilì delle precise regole di convivenza. Gli Arabi non costringevano i popoli dei paesi conquistati a convertirsi all'islamismo, ma li privavano dei diritti politici, il che presentava dei vantaggi, dal momento che erano esentati dal servizio militare. I Musulmani penetrati in Sicilia non erano gli Arabi del deserto, selvaggi e primitivi, ma popolazioni di antichissima civiltà convertite all'islamismo: Siri, Persiani, Egizi e Andalusi, provenienti dalla Siria, dalla Mesopotamia, dall' Egitto, dall' Africa settentrionale e dalla Spagna. La conquista della Sicilia segnò l' inizio di lotte per il potere tra i Musulmani. Prevalse, infine, l' autorità dell' emiro dell' Africa Ziyadat Allah, che nello 833 impose come suo luogotenente a Palermo Abu Fihr. Quando nel 910 la dinastia degli Aghlabiti fu abbattuta da quella dei Fatimiti, i fuorusciti Aghlabiti fecero della Sicilia il centro della resistenza contro il nuovo califfato. Le lotte continuarono finché i Fatimiti concessero una certa indipendenza alla Sicilia sotto il governo dell' emiro Hasan ibn Ali (948-953) della famiglia dei Kalbiti, e per oltre sessant' anni la Sicilia godette di questa autonomia. La città egemone della Sicilia nel periodo arabo fu Palermo, che rivestì lo stesso ruolo che Siracusa aveva avuto nella storia precedente. Il territorio dell' isola fu diviso in distretti, chiamati "val", amministrati da un "valì" che era un' alto ufficiale. Essi erano il Val di Mazara (Sicilia occidentale), il Val di Noto (Sicilia orientale e meridionale) e il Val Demone (Messina e territori circostanti). I distretti facevano capo all' ufficio centrale per il demanio ed i redditi di Palermo, detto "diwan", che aveva sede nel quartiere della Kalsa. Palermo, capitale della Sicilia musulmana, divenne una grande città. La conquista musulmana fece affluire a Palermo molta gente: Arabi, Berberi, Persiani, che si aggiunsero a Greci, Longobardi, Ebrei, Slavi. La città, che faceva centro al castello, che i Musulmani chiamavano Cassaro, era inadeguata alle nuove esigenze ed i nuovi governanti costruirono quindi dei nuovi quartieri. Fu allora che nacque nel 937 sotto i Fatimiti la "Kalsa", quartiere fortificato fuori dalle antiche mura, dove ebbero sede l' emiro, i suoi funzionari ed i capi militari. Nacque, inoltre, il quartiere popolare degli Schiavoni, forse abitato dagli schiavi, il quartiere degli Ebrei ed il quartiere nuovo, collegato agli altri due dai mercati principali. Testimonianze storiche ci riferiscono che Palermo aveva 500 moschee. Palermo si sviluppò non soltanto dal punto di vista urbanistico, ma si arricchì di attività artigianali e commerciali. Analoga trasformazione subirono le altre città della Sicilia, che cominciarono a sentire i benefici effetti del nuovo regime. I Musulmani adottarono una politica economica con una più equa distribuzione del carico fiscale rispetto ai Bizantini e una notevole promozione dell' agricoltura, che determinò la ripopolazione delle campagne siciliane. La conquista araba portò anche dei danni, non soltanto per le inevitabili devastazioni della conquista, ma anche perché molte foreste furono distrutte per portare in Africa carichi di legname da impiegare nell' industria navale, infatti l' Africa mancava di legno duro e una flotta efficiente era necessaria per mantenere la supremazia nel Mediterraneo. La presenza dell' Islamismo, non soffocò le manifestazioni religiose di cristiani ed ebrei. I musulmani non avevano, a differenza dei cristiani, un' autorità centrale che decidesse sulle questioni teologiche, sicché proliferavano tra di essi correnti teologiche e filosofiche e correnti mistiche. Tutto ciò si tradusse in un atteggiamento di comprensione nei confronti delle altre religioni, atteggiamento che continuò con i Normanni e con gli Svevi. Ebrei e cristiani furono lasciati liberi di professare il loro culto .Nonostante l' atteggiamento tollerante dei conquistatori, i cristiani siciliani non si adattarono ad una posizione subordinata. La loro condizione giuridica infatti era quella che i Musulmani riservavano ai "dhimmi", cioè ai seguaci di religioni rivelate. Essi avevano libertà di culto, sebbene con alcune limitazioni, ed in cambio pagavano due tributi: la "gizya" (imposta sul reddito delle persone fisiche) e il "kharaj" (imposta fondiaria), che fu aggiunta quando i conquistatori si resero conto che molte conversioni all' islamismo erano determinate dall' intento di sottrarsi al pagamento dell'imposta personale. Ebrei e cristiani erano, però, soggetti a adempimenti e limitazioni, che, pur non potendosi considerare vera e propria persecuzione, crearono un clima di ostilità. Essi dovevano portare un segno di riconoscimento e segnare le case; dovevano pagare un tributo supplementare; non potevano suonare le campane o portare la croce in processione; non potevano bere vino in pubblico e dovevano alzarsi in piedi quando entrava un musulmano nella stanza. Nella Sicilia occidentale l' Islamismo ebbe maggiore diffusione, anche se continuarono ad esistere nuclei di religione cristiana.